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Chiamata in origine Piazza da’ Piedi, fu realizzata in modo non pianificato ma tale comunque da risultare armoniosa e “a misura d’uomo” (quando non diviene un parcheggio per macchine). Gli edifici più antichi dovrebbero essere quelli del lato maggiore, dove si nota ancora uno stretto ed alto caseggiato (casa Amicucci, gia Tudoni, ci informa Paoluzi) con al primo piano due eleganti bifore tardo-gotiche ad arco inflesso e al di sopra un loggiato con archi a tutto sesto. Lo stemma scalpellato doveva essere degli Orsini. L’ultimo loggiato e un falso realizzato intorno al 1925, talmente incantevole da armonizzarsi col resto (ma Paoluzi, 1929, p. 21 dice della casa: “deturpata da una recente sopraelevazione”). Un altro edificio sulla sinistra ha finestre dagli intagli di gusto rinascimentale.

 

Col passare degli anni gli edifici più antichi furono inglobati in costruzioni più moderne ed imponenti, come il palazzo Mancini-Argoli, palazzo Fallace, palazzo Valentini, ecc. tutte realizzate tra XVII e XIX secolo. L’immagine antica della piazza era ben diversa dall’attuale: il piano era molto più ribassato, sotto la facciata dei palazzi correva un portico con pilastri ed arconi a pieno sesto, al quale si accedeva tramite una scalinata che circondava tutta la piazza. Tutti gli archi del portico (ad eccezione dei tre ancora esistenti sul lato di fondo) furono fatti chiudere (e poi trasformati in botteghe) per motivi di ordine pubblico da Gioacchino Murat, re di Napoli, intorno al 1810. La pavimentazione con sampietrini in porfido a coda di pavone risale agli anni Trenta.

Al centro della piazza si trovava il pilozzo, un sedile in pietra con un foro in mezzo, sul quale venivano a forza fatti sedere i debitori insolventi a calzoni calati. Dopo l’esposizione e la dichiarazione di fallimento, il debitore veniva sciolto dai suoi obblighi (ma era anche economicamente rovinato, perché impossibilitato, logicamente, a chiedere – ed ottenere – qualsiasi credito). L’usanza dovrebbe avere origini medievali, ed era tipica anche di altre città (ad esempio, la “pietra del vituperio” di Padova).

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Al posto del pilozzo fu eretta (tra il 1823 ed il ’25) la fontana dell’Obelisco, di gusto baroccheggiante, in onore di S. Antonio di Padova, protettore della citta (l’iscrizione sulla base dell’obelisco dice:DIVO ANTONIO PATAVINO PATRONO TALEACOTIUM FESTIVE EREXIT IN REDITU AUGUSTI PRINCIPIS FRANCISCI A.S. 1825). Forma irregolare ha anche piazza Argoli (che costituisce un po’ il vestibolo di Piazza dell’Obelisco). Da notare la facciata di palazzo Rota, con le finestre disposte ad intervalli irregolari (ma calcolati attentamente) per ragioni di riequilibrio della veduta d’infilata da Porta da’ Piedi; e palazzo Mastroddi, monumentale edificio costruito agli inizi dell’Ottocento dal conte Alessandro Mastroddi.

 

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Piazza Obelisco

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Piazza Obelisco 42.067566, 13.252237 Piazza Obelisco (Indicazioni stradali)
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